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FiloSpinato

Sabato mattina ero in giro per la città per fare le solite commissioni, spesa, pane e bollette varie da pagare. Ad un certo punto il mio cellulare inizia a suonare, mi appresto a rispondere anche se ho le mani occupate. Come Presidente del Comitato della Croce Rossa di Conegliano, non posso lasciar perdere ed allora ecco che all’altro capo mi risponde Ennio, uno dei miei Volontari sempre pieno di idee ed iniziative. Non scorderò mai quando mi chiese di vestirsi da Babbo Natale o da Befana per portare un po’ di allegria agli ospiti del Centro Diurno della Casa di Riposo di Via Lourdes.

Questa volta però la sua voce aveva qualcosa di diverso. Mi voleva informare che il giorno 29 gennaio 2018, sarebbe stato convocato presso l’Auditorium Sant’Artemio della Provincia di Treviso ed in quella occasione gli sarebbe stata consegnata una “Medaglia d’Onore” in memoria di suo padre deportato a Buckenwald.

Ecco che allora gli ho chiesto di raccontarmi tutta la storia.

A 20 anni quando ricevetti la chiamata per il servizio di leva iniziai a pormi qualche domanda e forse perché stavo affrontando una nuova tappa della mia vita (arruolato in Marina per 24 mesi), chiesi a mio padre di raccontarmi quale fosse stata la sua esperienza di vita Militare. Ne rimasi per un certo senso affascinato e orgoglioso.

Ortolan Enrico classe 1916, Alpino della Divisione Julia, il suo servizio durò un po’ più del mio, sette anni, con in mezzo il secondo conflitto mondiale, l’8 settembre del 1943, impegnato sul fronte Greco Albanese, a seguito dell’annuncio dell’armistizio da parte del Maresciallo Badoglio venne catturato insieme a molti sui commilitoni dall’esercito Nazista e trasferito temporaneamente alla Risiera di San Saba a Trieste.

Dopo un po’ di tempo venne internato nel campo di Concentramento di Buckenwald (uno fra più grandi campi della Germania nazista dove furono internati un totale di circa 238.980 uomini provenienti da trenta nazionalità diverse.

Fu tra i lager dove si attuò principalmente lo sterminio tramite il lavoro. Il numero complessivo delle vittime fu di 43.045, secondo alcune fonti e 56.554 secondo altre), Qui fu subito messo ai lavori forzati e in questo periodo strinse amicizia con un Ufficiale Americano anch’essi prigioniero che i più occasioni lo aiuto. Subì inoltre in questo periodo la barbarie di due o tre finte fucilazioni e, prima di rientrare a casa, in che modo non lo so, lo misero a pulire la cenere dei forni crematori, tra odori nauseabondi che difficilmente si scordano.

Ecco questa è la breve ma intensa storia rivissuta nei ricordi di mio padre di quello che fu uno dei periodi più bui e vergognosi dell’umanità. Sono fermamente convinto che la memoria non vada mai cancellata e che anzi sia monito ai più giovani per evitare gli stessi errori di quel tempo.

Grazie al mio Comitato perché mi ha permesso in qualità di Volontario della Croce Rossa Italiana di poter raccontare la mia esperienza sempre con i sette principi nel cuore.

Grazie

Ennio Ortolan

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